Chi crede che l' Adriatico
settentrionale sia solo una monotona distesa di fango e sabbia si sbaglia
di grosso. E' molto altro. Nasconde delle "oasi" rocciose: le
"tegnue", fondali ricchi di una flora e di una fauna del tutto
particolari, che organismi vegetali e animali contribuiscono a creare e a
trasformare. Si tratta di veri e propri "reef" naturali
sviluppatesi negli ultimi tre o quattromila anni, diversi da quelli
tropicali perchè qui i principali organismi costruttori non sono le
madrepore, ma bensì le alghe rosse calcaree, cioè le alghe "corallinacee".
Si trovano a circa tre miglia in direzione sud-est dal porto della città,
tra i 17 e i 25 metri di profondità. I subacquei che si immergono possono
apprezzare la grande varietà di forme di vita che popolano questi fondali,
unici nel Mediterraneo. Particolarmente appariscenti, per forme e colori
sono le spugne, le ascidie coloniali e gli anemoni. Le rocce brulicano di
ofiure e crostacei, dai piccoli paguri ai maestosi astici. Tra i pesci
molte bavose, castagnole, sacchetti e scorfani, gronghi e corvine. "Tegnue",
in dialetto veneto, significa "tenute" o "trattenute".
Il nome si riferisce alle reti a strascico dei pescatori che venivano
lacerate perchè incappavano in queste rocce sul fondo, ed erano già note
alla fine del '700 quando l' abate Giuseppe Olivi, grande personaggio di
Chioggia, la descriveva in modo dettagliato nella sua opera
"Zoologica Adriatica". La scoperta del valore naturalistico di
questo habitat è recente, ma enti e istituzioni si stanno muovendo per
salvaguardare un ambiente così unico per le sue bellezze e ricchezze.  |